Quando viene diagnosticata una massa renale di dimensioni importanti, una delle prime domande che il paziente pone è: “Dottore, è necessario togliere tutto il rene?”
Oggi, quando tecnicamente e oncologicamente possibile, cerchiamo di preservare il rene attraverso una nefrectomia parziale, rimuovendo solamente il tumore e una minima quantità di tessuto circostante.
Esistono però situazioni nelle quali conservare il rene non rappresenta la scelta più appropriata o sicura. Tumori molto voluminosi, masse localizzate in posizione particolarmente complessa, coinvolgimento esteso del parenchima renale o delle strutture vascolari possono rendere preferibile una nefrectomia radicale, cioè l'asportazione completa del rene interessato dalla malattia.
Le attuali linee guida europee raccomandano infatti la nefrectomia radicale mini-invasiva nei tumori localizzati, in particolare T2, quando una nefrectomia parziale non è tecnicamente appropriata, mentre sottolineano l'importanza di preservare il rene nei tumori T1 quando questo è possibile senza compromettere il risultato oncologico.
Quando viene eseguito utilizzando il sistema robotico parliamo di nefrectomia radicale robotica.
Con questo intervento viene asportato completamente il rene interessato dal tumore insieme al tessuto adiposo che lo circonda secondo le necessità oncologiche.
È importante però chiarire un concetto che spesso crea preoccupazione nei pazienti: nefrectomia radicale non significa necessariamente asportare anche il surrene.
Il surrene è una piccola ghiandola situata sopra il rene. In assenza di un sospetto radiologico o intraoperatorio di coinvolgimento tumorale, oggi normalmente viene preservato. Allo stesso modo, i linfonodi non vengono rimossi sistematicamente in tutti i pazienti con una malattia confinata al rene; l'eventuale linfadenectomia viene valutata sulla base delle caratteristiche della malattia e dei reperti radiologici e intraoperatori.
L'intervento viene eseguito in anestesia generale.
Il paziente dorme durante tutta la procedura ed è costantemente monitorato dall'équipe anestesiologica.
Generalmente viene posizionato sul fianco, in modo da permettere al chirurgo di raggiungere più facilmente il rene interessato.
Attraverso alcune piccole incisioni addominali vengono introdotti una telecamera e gli strumenti robotici.
È utile ricordare che il robot non opera autonomamente: tutti i movimenti vengono eseguiti dal chirurgo, che controlla gli strumenti attraverso una console.
La tecnologia robotica offre una visione tridimensionale ingrandita e strumenti articolati che permettono di lavorare con grande precisione soprattutto nelle fasi più delicate dell'intervento, come l'isolamento dei vasi renali.
Dopo essere entrati nella cavità addominale, il primo passaggio consiste nel creare lo spazio necessario per raggiungere il rene.
Il colon viene delicatamente mobilizzato e spostato medialmente. A seconda che si operi il rene destro o sinistro, l'anatomia e gli organi vicini sono differenti e alcuni passaggi tecnici cambiano leggermente.
Il chirurgo identifica quindi l'uretere e progressivamente raggiunge il peduncolo renale, cioè la zona nella quale arteria e vena entrano ed escono dal rene.
Questa rappresenta una delle fasi fondamentali dell'intervento.
L'arteria renale viene accuratamente isolata e chiusa mediante dispositivi vascolari dedicati. Successivamente viene controllata anche la vena renale.
Una volta interrotto il flusso sanguigno verso il rene, la dissezione può proseguire in maniera controllata.
A differenza della nefrectomia parziale, in questo caso non esiste un problema di tempo di ischemia del rene, perché l'organo viene completamente rimosso.
Dopo avere controllato i vasi, il rene viene progressivamente separato dai tessuti circostanti.
La dissezione viene eseguita rispettando i corretti piani anatomici e mantenendo l'integrità